Diffusori acustici e Strumenti di Misura: Il metro

 

4 giugno 2013

rivisto il 7 novembre 2015

di Mario Bon

 

Paragrafi di questo capitolo:

- La dimensione del suono

- L’interferenza

- Diffrazione e Diffusione

- Il metro e l’altoparlante dinamico

- L’ambiente d’ascolto

- Altre Stime

- Il condotto reflex

- Conclusioni

 

 

 

Diffusori acustici e Strumenti di Misura: Il metro

 

In questo articolo mostreremo come stimare alcune quantità partendo da considerazioni geometriche (da misure di lunghezza, superficie e volume da farsi con il metro).

Una stima non è una misura: una misura deve essere accompagnata dalla valutazione dell’errore di misura mentre per una stima è sufficiente fornire l’ordine di grandezza della quantità che interessa. Una misura si fa con il metro mentre una stima si fa “a spanne”. Questo non significa che una stima non possa essere utile e attendibile. Per esempio possiamo stimare una quantità nelle condizioni migliori sapendo che, nella realtà, le cose andranno da così a peggio o, al contrario, stimare una quantità nelle condizioni peggiori per sapere che nella realtà le cose andranno da così in meglio.

 

 

La dimensione del suono

 

Un suono è una variazione della pressione dell’aria che si propaga nello spazio viaggiando a circa 344 metri al secondo. Il suono più semplice è un “tono puro” quale quello emesso da un diapason. Matematicamente il tono puro è descritto da una sinusoide ed è caratterizzato dalla Ampiezza, Frequenza e Fase. Lasciamo da parte la fase che per un tono puro serve solo a fissare l’istante iniziale dell’asse temporale e non ha significato fisico. La frequenza rappresenta l’altezza del suono: i suoni bassi hanno frequenza bassa, i suoni acuti hanno frequenza alta. La frequenza indica quante volte un periodo si ripete in un secondo. Per esempio  un suono con frequenza di 100 Hz (basso) si ripete per 100 volte al secondo, un suono da 1000 Hz si ripete per 1000 volte al secondo, ecc. Il periodo è pari all’inverso della frequenza. Ora se un suono si ripete per 100 volte al secondo il suo periodo vale 0.01 secondi e, viaggiando a 344 metri al secondo, in un periodo percorre 3.44 metri. Per lo stesso motivo se si ripete per 1000 volte al secondo (frequenza = 1000 Hz) in un periodo (0.001 secondi) avrà percorso 0.344 metri o 34.4 centimetri.

C’è quindi una relazione tra la frequenza del suono e lo spazio che la perturbazione (compressioni e rarefazioni) “occupa” in un periodo. Questa quantità si chiama “lunghezza d’onda” . I suono bassi hanno lunghezza d’onda maggiore e occupano più spazio dei suoni acuti. La lunghezza d’onda dei suoni udibili va da circa 20 metri a meno di due centimetri (tre ordini di grandezza). Se l’occhio fosse sensibile a tre decadi di radiazione elettromagnetica potremmo distinguere la temperatura degli oggetti (come Predator) e vedere le ossa a mo’ di radiografia (some Siperman).

 

 

Lunghezza d’onda e periodo (c = 344 m/s)

Frequenza in Hz

Lunghezza d’onda in m.

Frequenza in Hz

Lunghezza d’onda in m.

16.35  (primo DO)

21.034

1000

0,344

20

17,2

2000

0,172

100

3,44

4000

0.086

200

1,72

10000

0.0344

400

0.86

20000

0.0172

 

 

“Così parlò Zaratustra”

 

16384 campioni estratti dalle prime battute di “Così parlò Zaratustra” Op. 30 di Richard Strauss (titolo originale “Also sprach Zarathustra” -1896) dove suona solo l’organo. Si distinguono la fondamentale a 32 Hz circa e le prime armoniche a 64 e 96 Hz. Nella rappresentazione temporale si contano circa 12 periodi quindi (44100x12/16384)  = 32.3 Hz (quindi è un DO). Questo brano è utile per valutare i diffusori acustici. Evidenzia la risposta sui bassi, la distorsione (doubling e intermodulazione), il massimo SPL riproducibile, la Chiarezza.

 

La lunghezza d’onda rappresenta la “dimensione del suono” e determina quello che succede quando il suono incontra uno ostacolo o deve passare attraverso fori o fenditure. Il risultato dell’urto tra il suono e l’ostacolo è determinato dalla relazione tra la dimensione dell’ostacolo e la lunghezza d’onda del suono. Se la lunghezza d’onda è molto maggiore delle dimensioni dell’ostacolo la propagazione del suono viene solo leggermente e localmente disturbata ma se l’ostacolo è paragonabile alla lunghezza d’onda il suono sarà riflesso esattamente come succede con la luce quando incontra uno oggetto riflettente o uno specchio.

 

Ogni ostacolo produce una alterazione nella propagazione del suono. In generale questa alterazione diventa evidente quando le dimensioni dell’ostacolo sono paragonabili ad un quarto della lunghezza d’onda del suono incidente su di esso. Ciò non significa che per lunghezza d’onda superiore a 1/8 non succeda nulla….l’alterazione è meno evidente.

Dunque i suoni a frequenza più bassa (per es. sotto 100 Hz) risentono della presenta di oggetti o superfici che devono estendersi per alcuni metri mentre le frequenze acute risentono della presenza di oggetti piccoli quali i soprammobili.

 

Anche “piccoli” ostacoli possono produrre effetti rilevanti. Per esempio le riflessioni sulle pieghe del padiglione auricolare (pinna) producono riflessioni che, per quanto deboli, determinano la capacità di localizzare la sorgente sonora.

 

Un’altra conseguenza delle “dimensioni” della lunghezza d’onda riguarda le sorgenti sonore. Se la sorgente è “piccola” rispetto alla lunghezza d’onda riprodotta si comporta come se fosse puntiforme ed irradia il suono uniformemente in tutte le direzioni (onde sferiche). Quando invece le dimensioni della sorgente sono paragonabili alla lunghezza d’onda la sorgente diventa direttiva e irradia il suono lungo certe direzioni piuttosto che altre.

 

 

Lunghezza d’onda e numero d’onda k

La lunghezza d’onda di un segnale sinusoidale (un suono sinusoidale, un tono puro) è lo spazio che il segnale percorre in un periodo. La lunghezza d’onda vale l = (344/ frequenza) dove 344 m/s è la velocità del suono nell’aria a temperatura ambiente. La lunghezza d’onda del primo Do della pedaliera dell’organo (16.35 Hz) vale poco più di 21 metri. Le frequenze più acute che possiamo percepire hanno lunghezza d’onda minore di 1.7 centimetri circa.

 

il numero d’onda k è così definito :

 

k = w/c = 2pf/c =   2p/l            w = 2pf

                                                  f = frequenza

                                                  c = velocità del suono = 344 metri al secondo

                                                  l = lunghezza d’onda

 

In sostanza k dipende dalla frequenza del suono e dalla velocità con cui il suono si propaga. La pressione prodotta da un suono puro (sinusoidale) si esprime come p(x,t)=Asin(wt + kx) dove t è il tempo, x lo spazio percorso e A è l’ampiezza. Il nostro orecchio è sensibile alla pressione che causa lo spostamento meccanico del timpano. Il livello sonoro è il valore efficace della pressione (SPL) e ben rappresenta (non l’intensità del suono) ma la Forza della sensazione uditiva (in inglese loudness, in italiano diciamo un “suono forte” per cui Forza).

 

per farla molto breve basta armarsi di un metro, misurare l’estensione di un ostacolo, di una sorgente, di un foro o di una fenditura per farsi una idea abbastanza precisa di cosa succederà.

 

L’interferenza

 

Quando più onde si sovrappongono nello stesso spazio si sommano in modo particolare: in alcuni punti (dove i massimi corrispondono) si rinforzano ed in altri si elidono (dove al massimo di una corrisponde al minimo dell’altra). Affinché due onde si elidano devono possedere uguale ampiezza e frequenza. Questo fenomeno si chiama interferenza ed è tipico di tutti i fenomeni ondulatori (onde elettromagnetiche, onde del mare, onde di pressione, ecc.).

 

 

Interferenza di onde (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.)

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Il fenomeno dell'interferenza è dovuto alla sovrapposizione, in una regione dello spazio, di due o più onde (sonore). Quello che si osserva è che l'intensità dell'onda risultante in quel punto può essere diversa rispetto alla somma delle intensità associate ad ogni singola onda di partenza; in particolare, essa può variare tra un minimo, in corrispondenza del quale non si osserva alcun fenomeno ondulatorio, ed un massimo coincidente con la somma delle intensità. In generale, si dice che l'interferenza è   costruttiva quando l'intensità risultante è maggiore rispetto a quella di ogni singola intensità originaria, e distruttiva in caso contrario.

I fenomeni di interferenza che si osservano quotidianamente possono essere ad esempio quelli che riguardano le increspature che si formano su uno specchio d'acqua.

 

La diffusione e la diffrazione sono fenomeni di interferenza

 

La stragrande maggioranza dei sistemi di altoparlanti prevede l’uso di più altoparlanti su range di frequenza diversa (due vie, tre vie, ecc.). Dove convivono più sorgenti concorrenti il fenomeno più rilevante è l’interferenza (vedere figure). Nel caso più semplice, quando cioè le sorgenti possono essere considerate puntiformi, l’entità dei fenomeni di interferenza dipende dal rapporto tra la distanza delle sorgenti e la lunghezza d’onda del suono riprodotto da ciascuna sorgente (distanze e dimensioni che si misurano con il metro).

I rapporti tra le dimensioni della sorgente e la lunghezza d’onda del suono emesso determina la forma del fronte d’onda (che dipende anche dalla distanza di misura). Se il fronte d’onda ha una forma semplice (piana, sferica) si possono calcolare l’intensità e la potenza acustica in modo semplice. In alcune situazioni particolari è possibile prevedere  l’indice di direttività di un altoparlante. Ciò avviene per es. quando l’altoparlante è montato su uno schermo infinito o alla fine di un lungo tubo. Quando l’altoparlante è montato su un cabinet chiuso con il pannello frontale poco più ampio dell’altoparlante stesso si comporta come se fosse posto alla fine di un lungo tubo.

 

Le due condizioni più semplici, al fine di prevedere la potenza acustica emessa da un altoparlante, corrispondono allo schermo infinito e all’altoparlante montato alla fine di un lungo tubo.

 

L’altoparlante viene schematizzato con un diaframma piatto (pistone infinitamente rigido).

 

Il fatto che l’altoparlante abbia un diaframma conico restringe la validità del modello a quelle frequenze dove la profondità del cono è trascurabile rispetto alla lunghezza d’onda del suono riprodotto.

 

 

Consideriamo ora due altoparlanti, montati uno vicino all’altro sullo stesso schermo, essi irradiano coerentemente lo stesso suono (un tono puro a una certa frequenza). Se la distanza tra i centri acustici è abbastanza piccola rispetto alla lunghezza d’onda del suono emesso, i due altoparlanti vanno considerati come un’unica sorgente. In tale situazione, infatti, la differenza di fase tra le due emissioni, nei diversi punti dello spazio, non raggiunge un ritardo sufficiente per generare interferenza significativa e la distribuzione spaziale della pressione acustica non si discosta troppo da quella di un singolo altoparlante di diametro maggiore. Ciò avviene alla basse frequenze fino a quando la distanza tra i centri acustici rimane inferiore alla metà della lunghezza d’onda del suono emesso.

 

Ricapitolando :

 

Un ostacolo, per essere “visto”, deve avere dimensioni paragonabili ad un quarto della lunghezza d’onda del suono incidente. L’effetto è via via minore al crescere della lunghezza d’onda

Una sorgente (non dipolare) piccola rispetto alla lunghezza d’onda si considera puntiforme (produce fronti d’onda sferici)

Due (o più) sorgenti concorrenti molto vicine tra loro si comportano come un’unica sorgente (almeno a bassa frequenza).

 

Per quanto riguarda una sorgente vista da grande distanza sicuramente la porzione del fronte d’onda lungo l’asse di propagazione è sferico ma non è detto che si estenda su tutto lo spazio. Basti pensare alle trombe che emettono il suono su un angolo solido volutamente ristretto. Quando la distanza è abbastanza grande i fronti d’onda sferici, su porzioni limitate di spazio, possono essere considerati piani.

In generale queste approssimazioni sono tanto più vere quanto più la lunghezza d’onda è grande rispetto alla distanza dalla sorgente e/o alle dimensioni della sorgente il che si verifica, come ripetuto più volte, alle basse frequenze. Attenzione però perché le “basse frequenze” per un woofer da 8” arrivano a circa 300 Hz ma per un tweeter da 1” arrivano oltre i 2000 Hz.

 

Piccolo e grande, vicino e lontano, sono concetti relativi (alla lunghezza d’onda).

 

Per concludere esistono delle condizioni “ideali” che consentono di valutare la potenza acustica emessa dalla sorgente sulla base di considerazioni geometriche. Tali condizioni possono essere applicate, in opportuni range di frequenza, anche ai diffusori acustici. La lunghezza d’onda può essere considerata la “dimensione” del suono. Tutti i fenomeni dipendono dal rapporto tra la dimensioni degli ostacoli, la “dimensione” del suono e la distanza di misura.

Per esempio un diffusore acustico alto un metro e largo 30 centimetri è “grande” se misurato a 20 centimetri di distanza ma è piccolo se il microfono di misura è posto a 10 metri di distanza. In acustica tutto è relativo.

 

Campo Vicino e Campo Lontano

Campo vicino

 

è la regione di spazio molto prossima alla sorgente. Vista dal campo vicino la sorgente appare enormemente estesa (piana). I fronti d’onda possono essere considerati piani. Fenomeni di interferenza di Fresnel

Campo Semivicino

 

rappresenta la condizione intermedia dove le dimensioni della sorgente non possono essere trascurate e la forma del fronte d’onda è determinata dalla forma della sorgente e delle strutture che la sostengono. Fenomeni di interferenza di Fresnel

Campo lontano

 

è quella regione di spazio, sufficientemente lontana dalla sorgente, dove la pressione acustica decresce di 6 dB per ogni raddoppio della distanza. Vista dal campo lontano qualsiasi sorgente limitata appare puntiforme. Fenomeni di interferenza di Fraunhoffer

 

campo lontano per distanza  > k a2/p  = 2 f a2 / c  = 0.00185 f SD

con f=frequenza (F.B. Stumpf - Analytical Acoustics)

 

k= numero d’onda, a= raggio del pistone (altoparlante),  c= 344 m/s, SD = pa2

 

 

Campo Diretto e Campo Riflesso

Campo diretto

o suono diretto. Il suono che raggiunge l’ascoltatore senza incontrare ostacoli

Campo riflesso

o campo riverberato. Il suono che raggiunge l’ascoltatore dopo aver incontrato almeno un ostacolo (almeno una riflessione su un ostacolo).

 

Diffrazione e Diffusione

 

Diffrazione, Diffusione e Interferenza sono lo stesso fenomeno:

 

interferenza

quando il numero di sorgenti coinvolte è piccolo

diffrazione

quando le onde attraversano fenditure o superano ostacoli (infinite sorgenti)

diffusione

quando l’ostacolo è di dimensioni molto maggiori rispetto alla lunghezza d’onda dell’onda incidente.

 

La  diffrazione è una caratteristica generale dei fenomeni ondulatori che si manifesta quando un’onda incontra un ostacolo (o in generale una variazione di impedenza). Nell’urto con l’ostacolo il fronte d’onda si altera  e la propagazione non è più rettilinea. Il suono tende a superare l’ostacolo.
Al di là dell’ostacolo i fronti d’onda interferiscono ridistribuendo intensità nello spazio (diffrazione). Si formeranno così delle zone di intensità maggiore (interferenza costruttiva) e delle zone di intensità inferiore o anche nulla (interferenza distruttiva). Affinché ciò accada le dimensioni dell’ostacolo devono essere paragonabili alla lunghezza d’onda del suono incidente. In prima approssimazione se un ostacolo ha dimensioni inferiori ad un quarto della lunghezza d’onda incidente gli effetti della diffrazione sono limitati o anche trascurabili.

 

La dispersione non è un fenomeno di interferenza. Esso si verifica quando la velocità di propagazione nel mezzo dipende dalla frequenza. Nell’aria, almeno per quanto riguarda le piccole variazioni di pressione, tutti i suoni viaggiano alla stessa velocità. Il tuono o una esplosione sono “grandi” variazione di pressione e sono soggetti a dispersione. 

 

La Rifrazione, invece, è un fenomeno che si osserva quando un’onda transita tra due mezzi dove la velocità di propagazione è diversa (per esempio un cucchiaio immerso per metà in un bicchiere d’acqua appare “spezzato”).

 

Questi fenomeni sono tutti ben noti in ottica ma riguardano tutti i fenomeni di propagazione per onde compreso il suono.

 

Il metro e l’altoparlante dinamico

 

Lo spostamento volumetrico, che è un parametro fondamentale che caratterizza una sorgente acustica, è trattato in un articolo dedicato.

 

Il parametro che caratterizza geometricamente l’altoparlante dinamico a cono è il prodotto adimensionale ka (k = numero d’onda e a = raggio del pistone equivalente).

 

Finché  ka < 0.5  l’altoparlante si comporta, in prima approssimazione,  come una sorgente omnidirezionale. In questo stesso range di frequenze l’altoparlante si comporta anche come un pistone rigido (se la velocità di propagazione del suono lungo il diaframma è molto maggiore della velocità del suono nell’aria). Per un pistone rigido montato alla fine di un lungo tubo conosciamo sia l’impedenza di radiazione che il fattore di direttività.

 

 

Risposta in frequenza a 0, 30 e 60 gradi per un woofer da 5“ (Sd=95 cm2) montato in cassa chiusa da 7 litri. Per ka < 0.5 (circa 500 Hz) l’altoparlante è praticamente omnidirezionale. A 1000 Hz (ka=1) a 60° perde oltre 4 dB. Questo altoparlante con il diaframma in alluminio presenta il primo break-up tra 8 e 9 kHz

 

 

Fattore di direttività

Fissato un punto nello spazio il fattore di direttività è il rapporto tra l’intendità prodotta dalla sorgente in esame e l’intensità che avrebbe prodotto una sorgente sferica, radiante  la stessa potenza acustica, nello stesso punto.  Più la sorgente diventa direttiva e più il Q aumenta.

Per il pistone posto alla fine di un lungo tubo il fattore di direttività vale Q = 1+(ka)2. La potenza acustica va come 1/Q.

 

 

La figura è tratta da Acoustics di Leo Beranek prima edizione.

 

 

 

 

Diagrammi polari per l’altoparlante dinamico in funzione del parametri ka

 

L’ambiente d’ascolto

 

In qualsiasi ambiente chiuso il campo sonoro a bassa frequenza è dominato dai modi normali dell’ambiente (onde stazionarie). All’aumentare della frequenza i modi aumentano di numero e densità fino a diventare indistinguibili uno dall’altro. Allora, per calcolare il campo acustico, si procede statisticamente. La transizione tra la situazione deterministica (che richiede la considerazione di ciascun singolo modo) e di campo diffuso (trattato statisticamente) è fissata dalla frequenza di Schroeder che, per un ambiente di 15 metri quadri 4x3.6, si trova a circa i 300 Hz (e diminuisce negli ambienti più grandi).

In condizioni di campo diffuso l’altra grandezza importante (ma poco considerata) è la “distanza critica” o “raggio di riverberazione” che definisce la distanza dalla sorgente dove il livello del suono diretto è uguale al livello del suono riflesso (SPLdiretto = SPLriflesso). In un auditorio il pubblico si trova quasi tutto oltre la distanza critica e percepisce più suono riflesso che diretto. La cosa rilevante è che, ai fini del calcolo del livello SPL in ambiente, quando la distanza del punto di ascolto dalla sorgente è superiore a 3 volte la distanza critica, il contributo all’SPL totale del suono diretto può essere trascurato (non perché non sia importante ma perché numericamente ciò comporta un errore tollerabile). Possiamo dire che esiste una condizione di “campo lontano” anche nell’ambiente chiuso e questa si verifica quando la distanza dalla sorgente è tale da poter trascurare (numericamente) il contributo del suono diretto. Nei normali ambienti ciò avviene quando la distanza sorgente-ascoltatore supera i tre metri (vds tabella). Questa situazione viene sfruttata nelle misure di potenza acustica in camera riverberante. Sia ben chiaro che il suono diretto, anche se debole, è fondamentale sia per la localizzazione della sorgente che per determinare gli attributi primari del suono.

In realtà la condizione di campo riverberato uniformemente diffuso non è facile da ottenere ma in questa occasione siamo disposti ad accettare delle approssimazioni.

 

T60 in secondi in un ambiente 5x4x2.6

Distanza critica a 1500 Hz con medio da 4-5”

0.92

75 cm.      (75 x 3 = 225 cm)

0.60

93 cm       (93 x 3 = 279 cm)

0.52

101 cm     (101 x 3 = 303 cm)

0.43

112 cm     (112 x 3 =336 cm)

Distanza critica in funzione del tempo di riverberazione

 

In un ambiente sabiniano a partire da circa 200-300 Hz in su, il campo riverberato è uniformemente distribuito (livello costante in ogni punto) mentre il suono diretto decresce di 6 dB ad ogni raddoppio della distanza. Quando la distanza dalla sorgente supera 3 volte la distanza critica il contributo del suono diretto può essere trascurato (accettando una approssimazione).

Nella figura la linea rossa corrisponde alla distanza critica.

 

Un ambiente si dice sabiniano quando il tempo di riverberazione T60 può essere previsto applicando la formula di Sabine. Ciò richiede che il suono riflesso sia perfettamente diffuso (ugualmente distribuito nell’ambiente).

 

Per frequenze superiori alla frequenza di Schroeder e per distanze superiori a 3 volte la distanza critica è possibile stimare la risposta in potenza di un diffusore acustico nell’ambiente perché questa è determinata

 

dalla potenza acustica emessa dal diffusore

dipende dallo spostamento volumetrico (che si misura con il metro)

dal fattore di direttività del diffusore

che dipende da ka e si misura con il metro

dalle caratteristiche dell’ambiente (T60).

che dipende dalle caratteristiche geometriche e dall’estensione delle superfici assorbenti

 

In pratica gli unici fattori che non possiamo misurare con il metro sono i coefficienti di fonoassorbimento dei materiali che troviamo comunque tabulati in molte pubblicazioni. Comunque, per fare delle stime, è sufficiente ipotizzare un coefficiente di fonoassorbimento medio. 

 

Lw = 10 log (W/Wrif)  

definizione di Livello di potenza acustica rispetto al riferimento Wrif = 10-12

Lw =SPL + 11 

livello di potenza, sorgente puntiforme, campo libero, emette SPL a 1 metro

W = 100.1(SPL+11)-12  

potenza acustica calcolata invertendo l’espressione di Lw (noto SPL si ottiene W)

Noto lo spostamento volumetrico SV prodotto da un altoparlante di calcola la potenza acustica (in Watt acustici)

Nota la potenza acustica e l’angolo di emissione in steradianti si ottiene lo spostamento volumetrico necessario (in cm3)

 

 

Calcolo del livello di pressione Lp = SPL in funzione del livello di potenza e dell’ambiente.

Dove:

_ r = distanza in metri dalla sorgente

_ Q = Fattore di Direttività della sorgente

_ T = tempo di riverberazione in secondi

_V = volume dell’ambiente in m3

_p = 3.1415…

 

 

Q = 1 + (ka)2

 

Il fattore di direttività di un woofer posto alla fine di un lungo tubo

Utilizzando queste espressioni si può stimare la risposta in frequenza di un diffusore acustico in ambiente ad una distanza superiore a 3 volte la distanza critica.

 

In letteratura più di un autore nega che si possa parlare di tempo di riverberazione nei piccoli ambienti. Questa convinzione nasce dal fatto che, in effetti, è difficile misurare il T60 in un ambiente ristretto perché il microfono è sempre troppo vicino alla sorgente o alle pareti. In più negli ambienti limitati i modi normali sono intensi e ben spaziati ed i materiali fonoassorbenti non sono uniformemente distribuiti. Il fatto che non si riesca a fare una misura decente del T60 non significa che il T60 non esista e tra le ipotesi alla base della validità della formula di Sabine (o di Eyring, Fritzroy, ecc.) non figurano le dimensioni dell’ambiente. Molto semplicemente in un piccolo ambiente la condizione di campo diffuso viene raggiunta a frequenze più elevate (come detto oltre i 300 Hz circa) quindi si può parlare fo T60 a partire da una certa frequenza sin su..

 

Altre Stime

 

L’aver stimato la risposta in potenza in ambiente implica la possibilità di stimare la dispersione orizzontale e verticale dell’altoparlante.

 

Un errore del 50% sul fattore di direttività comporta un errore sulla potenza acustica di 3 dB. Tale errore è pari alla differenza che comporta il montaggio dell’altoparlante su schermo infinito rispetto al montaggio alla fine di un lungo tubo e consente di considerare tutti gli altoparlanti presenti sul pannello frontale del diffusore come se fossero montati alla fine di un lungo tubo. Teniamo anche presente che, i tre diversi metodi utilizzati per il calcolo della potenza acustica, forniscono risultati che differiscono, uno dall’altro, da 3 a 5 dB. Queste sono differenze dovute al “metodo di misura” non ad “errori di misura” (che devono poi essere aggiunti). La potenza acustica non è così facile da misurare e, a conti fatti, le stime forniscono risultati la cui attendibilità è compatibile con l’errore che si commette nelle misure dirette. Questa è una affermazione molto pesante ma da quanto si legge in letteratura sembra che sia proprio così.

 

Prendiamo un diffusore con un pannello frontale stretto (poco più largo degli altoparlanti). Gli altoparlanti sono disposti in colonna (poco importa se il tweeter è sopra o sotto al medio). I bordi del cabinet sono arrotondati. Per “visual inspection”, data la simmetria rispetto all’asse verticale, affermiamo che la radiazione sul piano orizzontale è simmetrica e che i fenomeni di diffrazione ai bordi sono minimi. Ora misuriamo il diametro degli altoparlanti e annotiamo le frequenze di taglio del cros-over. Se queste sono fissate nella regione deve ka < 0.5 possiamo anche affermare che la radiazione sul piano orizzontale è regolare ed approssimativamente estesa a 360°. Per quanto riguarda la dispersione verticale, essendo più rari i sistemi simmetrici rispetto al piano orizzontale, diventa determinante la distanza tra gli altoparlanti (woofer-medio o medio-tweeter). Mettiamo giù qualche numero:

 

Altoparlante

Freq, dove ka=0,5

Lunghezza d’onda dove ka=0,5

woofer da 8”

330 Hz circa

104 centimetri

medio da  4”

760 Hz circa

45.2 centimetri

tweeter da 1”

2200 Hz circa

15.6 centimetri

 

Sulla base di questi dati un taglio tra woofer e medio a 300 Hz trova i due altoparlanti molto “vicini” e nella zona dove si comportano entrambi come sorgenti omnidirezionali.  Se la distanza tra woofer e medio è inferiore a 50 cm (meno di mezza lunghezza d’onda a 300 Hz) la potenza acustica irradiata sarà quasi costante almeno fino a 760 Hz (woofer e medio si comportano come una sorgente unica con le caratteristiche di radiazione del medio e lo spostamento volumetrico del woofer). Se il taglio tra medio e tweeter è posto a 2000 Hz avremo un progressivo calo della potenza acustica a partire da  circa 760 fino verso i 2000 Hz (il medio diventa direttivo) dove la potenza stessa ricresce (tweeter omnidirezonale) per poi riprendere a calare oltre i 3-4 kHz (a seconda della particolare radiazione del tweeter impiegato). Alle coppie medio-tweeter e woofer-medio si applicano gli stessi criteri.

Possiamo concludere che con quella frequenza di cross-over e quella distanza tra gli altoparlanti sussistono potenzialmente le condizioni per ottenere una risposta in potenza omogenea tranne una limitata flessione tra 700 e 2000 Hz. Se la frequenza di cross-over fosse più alta (per es. 600 e 3000Hz) avremmo la certezza di non poter contare su una risposta in potenza omogenea.

Nella pratica si dovrà valutare anche l’effetto dei filtri cross-over sulla fase relativa dell’emissione degli altoparlanti (riconducibile anch’essa ad un fattore geometrico). E’ evidente che, se due altoparlanti sono collegati in controfase, il “buco” che si osserva in asse si traduce in un “buco” anche nella risposta in potenza tanto più grave quanto più la sorgente equivalente formata dai 2 trasduttori è assimilabile a una sorgente unica (riquadro: interferenza di due sorgenti).

 

 

Stima della potenza acustica emessa da un sistema a tre vie con tagli a 300 e 2000 Hz. Sulla base dell’analisi geometrica ci si devono aspettare due zone di attenuazione: tra 700 e 2000 Hz circa e oltre i 3kHz.

 

L’entità della flessione dovuta al medio dipende poi dalla effettiva dispersione di questo altoparlante.

 

Il calo sulle alte frequenze, nei diffusori a radiazione diretta c’è sempre.

 

 

interferenza di due sorgenti sul piano verticale

Diagrammi polari, sul piano verticale, prodotti da due sorgenti concorrenti in funzione del rapporto tra la distanza (delle sorgenti) e la lunghezza d’onda del suono emesso.

Quando la distanza è pari a mezza lunghezza d’onda a 90° si ottiene interferenza completa (SPL = 0) ma l’angolo di dispersione verticale è ancora +/- 30°.

Sul piano orizzontale la radiazione si estende su 360° (basta ruotare il diagramma della distersione verticale).

Dispersione verticale di un gruppo di tre woofer da 8 pollici a 100 Hz (rosso) e a 200 Hz (viola).

 

Se la frequenza di cross-over è posta a 200 Hz i tre woofer possono essere considerati come un’unica sorgente con centro di emissione nel centro di simmetria. Se la distanza tra il centro dei woofer e il centro del medio è 53 cm corrisponde a meno di un terzo della lunghezza d’onda alla frequenza di taglio. Quindi i quattro altoparlanti sono abbastanza vicini e la dispersione verticale sarà buona. Alzando il taglio a 400 Hz l’interferenza diventa significativa.

 

 

interferenza woofer tweeter

 

Diffusore a due vie (misurato in camera anecoica). Esempio di interferenza costruttiva e distruttiva tra woofer e tweeter nella zona di cross-over. In questo caso woofer e tweeter sono perfettamente in fase: la somma produce 6 dB in più (1+1=2) e in controfase l’attenuazione è maggiore di 20 dB.

 

Cio avviene solo se l’incrocio avviene nel punto a –6dB.

(da www.Seas.no)

 

 

Il condotto reflex

 

Nei sistemi reflex il condotto di accordo è una potenziale sorgente di turbolenza che genera rumore udibile e distorsione. La prima cosa da osservare è la posizione del condotto: se è sul pannello posteriore del diffusore gli eventuali rumori emessi saranno meno udibili. Ma il fattore fondamentale è il rapporto tra la superficie di radiazione del woofer (SD) e la sezione del condotto (SP). Thiele, Small e altri hanno proposto delle relazioni per calcolare la sezione ottimale del condotto reflex. Nella pratica tale sezione dovrebbe essere pari (o superiore) ad un quarto della superficie radiante complessiva. In regime di flusso lineare, il fatto che l’estremità del tubo sia flangiata, viste le frequenze in gioco, è un dettaglio di poco conto.

Il modo più corretto per calcolare la sezione ottimale del condotte reflex parte dalle ipotesi alla base delle equazioni di D’Alembert.

 

Conclusione:

 

la prima “misura” su un diffusore acustico si fa per “visual inspection” ovvero guardandolo. Gli spigoli arrotondati, l’assenza di ostacoli riflettenti in prossimità degli altoparlanti, la disposizione degli altoparlanti stessi, la specularità della coppia, sono tutti indicatori importanti in particolare nei diffusori non proprio economici. Superato “l‘esame visivo” basta tentare di alzare il diffusore per farsi una idea del suo peso che deve essere apprezzabile. Per valutare la rigidità si percuotono i pannelli più grandi con le nocche delle dita… il suono deve essere sordo e “doloroso”. Si passa quindi allo spostamento volumetrico dei singoli altoparlanti che è un fattore oggettivo e discriminante. In elettroacustica i miracoli non esistono: un tweeter con Xmax da 0.1 millimetri tagliato a 2000 Hz è insufficiente punto e basta. Afferrato il metro si passa a misurare il diametro e la distanza tra gli altoparlanti in funzione delle frequenze di cross-over per stimare la dispersione sul piano verticale e la risposta in potenza. I cali localizzati nella risposta in potenza si riflettono, per esempio, sulla intensità delle riflessioni laterali: se la risposta in potenza è discontinua lo saranno anche le riflessioni laterali. Altre valutazioni richiedono misure dirette (risposta in frequenza e distorsione).

 

Le trombe sono rimaste, volutamente, fuori da questa trattazione anche se dalla loro geometria si ricavano informazioni determinanti.

Non dimentichiamo che, anche se non disponiamo di un fonometro e di un analizzatore di spettro, abbiamo pur sempre un paio di orecchie collegate al cervello: il cervello, con le conoscenze adatte, è uno strumento di analisi potentissimo ma va tenuto acceso …..